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CIANO I SAVOIA E MASSACRO DEL SUD & COME SI RUBAVA NEL REGNO D'ITALIA 1848 1872

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CIANO I SAVOIA E MASSACRO DEL SUD & COME SI RUBAVA NEL REGNO D'ITALIA 1848 1872

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Il libro di Ciano, scritto nel 1996, conserva ancora oggi la sua validità e la sua freschezza

d'invettiva contro i soprusi compiuti dai Piemontesi per imporre con la forza agli abitanti

del Sud una unità non voluta e non sentita.
Il 1861 è un anno che ogni Meridionale deve ricordare, non per la pseudo unità imposta

con la forza, ma perché quell'anno i Savoia iniziarono il massacro del Sud. Cannoni contro

città indifese; baionette conficcate nelle carni di giovani, preti, contadini; donne violentate

e sgozzate; vecchi e bambini trucidati. Case e chiese saccheggiate, monumenti abbattuti,

libri bruciati, scuole chiuse.
La fucilazione di massa divenne pratica quotidiana. Dal 1861 al 1871, scrive Ciano, un milione

di contadini furono abbattuti; anche se i governi piemontesi su questo massacro non fornivano

dati, perché nessuno doveva sapere.
Il brigantaggio fu un grande movimento rivoluzionario e di massa, che lottò contro l'invasione

piemontese. I briganti furono partigiani che difendevano la loro patria, la loro terra, il loro

Re Borbone e la Chiesa cattolica. Dovevano essere annientati perché si opponevano alle mire

colonialistiche dei piemontesi.

Rocco Biondi

&


Anonimo, Come si rubava nel regno d'italia dal 1848 al 1872 ovvero Storia dei ladri nel

regno d'italia da Torino a Roma. Fatti - cifre - documenti, Torino 1872. Ristampa del 2011, pp. 179 N

Urbano Rattazzi, allora ministro di Grazia e giustizia,
nel 1854 scrisse:
In Piemonte “i reati contro alle proprietà, e massime
quelli commessi nelle campagne,
sono un male talmente esteso e radicato nel paese…” (Storia dei ladri nel
 Regno d’Italia –Torino 1869, p. 34).  

E un altro deputato affermò in parlamento:  
“I furti di campagna sono una lebbra che ormai si estende sopra tutta la faccia del paese”.
 (Storia dei ladri nel Regno d’Italia –Torino 1869, p. 11).  

In Piemonte si rubava di tutto, anche le toghe dei giudici, ed erano tanti i furti che
avvenivano nelle chiese di giorno che (nel 1857)

il Vescovo d’Ivrea invitò i parroci a vendere i vasi sacri d’oro e d’argento, e a sostituirli
con altri in rame argentato e dorato. (Storia dei ladri nel Regno d’Italia –Torino 1869, p. 19).

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